
Uscito nel 1994, il lungometraggio mongolo intitolato ХҮСЛЭЭР ЗАЯАДАГГҮЙ ХҮНИЙ ТАВИЛАН (traducibile in italiano come “Il destino umano che non si realizza secondo i desideri” o “Un destino non scelto”) è un’opera drammatica che offre uno spaccato profondo, autentico e senza filtri della realtà sociale mongola dei primi anni ’90.
Trama e Tematiche
Film meraviglioso e commovente, è un racconto picaresco su dei bambini di strada in una città mongola, costretti ad affrontate la dura quotidianità dell’emarginazione. I piccoli protagonisti vanno in giro a vendere alcolici perché hanno la madre ammalata in ospedale e cercano disperatamente di procurarsi i soldi necessari per sopravvivere e curarla.
L’oscurità delle loro giornate viene illuminata da un incontro inaspettato: per fortuna trovano una donna sposata, annoiata dal suo matrimonio e dalla noia della società mongola, che decide di aiutarli. La donna compie un gesto di genuina umanità: gli offre un pranzo e poi li porta dalla madre in ospedale e nel loro villaggio natale in una yurta, restituendo loro un momento di calore, speranza e riconnessione con le proprie radici.
Contesto Storico e Sociale
Era il 1994: la Mongolia era indipendente dopo che fu crollata l’Unione Sovietica e la Cina era passata dal comunismo al capitalismo. Il film cattura con grande precisione visiva le palesi contraddizioni di questa complessa fase di transizione:
I contrasti di classe e burocrazia: In una scena emblematica si vede una donna della burocrazia lavorare in ufficio con un computer di quelli dell’epoca (primi anni novanta), simbolo di una modernizzazione ancora riservata a pochissimi.
La povertà diffusa: Il resto della società non viveva così bene e non poteva permettersi molto; molti mongoli sono poveri e hanno poco lavoro, perché la società mongola è poco industrializzata e ha un reddito basso.
L’eredità culturale del regime: In più, hanno anche pochi divertimenti e passatempi perché la società mongola ha subito la moralizzazione del socialismo reale.
Luoghi e Attrazioni Urbane
Il film offre anche una ricca testimonianza della vita quotidiana e degli spazi di aggregazione dell’epoca. In più, nel film si vedono un chiosco affollato di giornali quotidiani e una palestra dove si gioca a ping pong… sono tutte attrazioni che si trovano in città, ma non nelle steppe desolate. Questo stacco visivo ed emotivo tra il centro urbano e la vastità selvaggia del paesaggio rurale sottolinea l’isolamento e la spaccatura culturale del Paese negli anni della transizione post-comunista.
Edoardo Buso


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