
Oltre la facciata geopolitica: la finanza globale, le etichette e la dissoluzione dell’umano
di Edoardo Buso
Ad una visione superficiale e non attenta, la scacchiera geopolitica mondiale appare oggi frammentata in rigide contrapposizioni ideologiche e nazionali. Vediamo la Russia scontrarsi con l’Ucraina, l’Iran sfidare apertamente gli USA, e una serie di potenze impegnate in conflitti che sembrano guidati da valori, identità o interessi strategici tra loro inconciliabili. Ma la realtà sottostante risponde a dinamiche drammaticamente diverse: tutte queste contrapposizioni non sono che coperture ed etichette usate per mascherare un unico, medesimo interesse economico-finanziario.
Ognuna delle grandi potenze indossa un “cappello” identitario ad uso e consumo dell’opinione pubblica per schermare flussi imponenti di capitale e centrali finanziarie:
L’Iran sbandiera l’Islam radicale come facciata, ma sotto l’insegna religiosa muove bilioni di dollari gestiti da precisi centri finanziari.
La Cina riveste le proprie operazioni del cosiddetto “mercatismo comunista”, un’identità di facciata che cela transazioni per miliardi di dollari e una capillare penetrazione nei mercati mondiali.
La Russia e l’Ucraina utilizzano le rispettive narrazioni nazionali per alimentare un conflitto strutturale.
L’Europa vede le proprie élite tecnocratiche impegnate a mantenere un’impalcatura burocratica che serve, al di sotto delle parole d’ordine istituzionali, gli stessi sovra-interessi economici.
Sotto l’etichetta dell’identità culturale, ideologica o nazionale si nascondono sempre i grandi gruppi economicamente egemoni, le multinazionali e le centrali finanziarie mondialiste.
Un’analisi d’anticipo: da Craxi a Toni Negri e Dean Koontz
Questa dinamica non nasce oggi. Già nel 1996, figure apparentemente distanti tra loro come Bettino Craxi, il filosofo Toni Negri e persino lo scrittore Dean Koontz avevano lucidamente intuito il pericolo della globalizzazione finanziaria sregolata e della progressiva esautorazione della sovranità politica a favore dei giganti economico-tecnologici.
Negri, che pochi anni dopo avrebbe teorizzato insieme a Michael Hardt il concetto di Impero come rete sovranazionale di potere, evidenziava come la sovranità dello Stato-nazione stesse cedendo il passo a un mercato globale privo di centro e guidato unicamente dal capitale. Allo stesso modo, Craxi nel suo esilio tunisino denunciava il rischio che l’alta finanza azzerasse la politica e i diritti sociali, riducendo le decisioni democratiche a meri orpelli burocratici.
In questo contesto, la tecnologia informatica e l’automazione spinta contribuiscono a svalutare la centralità dell’essere umano, rendendolo sempre più marginale nei processi produttivi e decisionali. Per mantenere il controllo, le multinazionali e i gruppi finanziari creano artificialmente fronti contrapposti: scatenano guerre tra Stati e alimentano conflitti civili all’interno delle nazioni per indebolire le strutture comunitarie e favorire la nascita di sovrastati incontrollabili.
Questo fenomeno si manifesta chiaramente nelle dinamiche sociali contemporanee, ad esempio nelle proteste e nelle manifestazioni in Francia. Sui social media prendono forma gruppi ideologici radicalizzati e contrapposti, incapaci di trovare un’unità d’azione comune, ma utilissimi nel mantenere la società civile frammentata e costantemente in tensione.
L’inattesa convergenza e il crollo della mediazione politica
Dentro questo ingranaggio convergono interessi solo apparentemente inconciliabili:
Gruppi finanziari e liberisti, che traggono profitto dalla deregolamentazione, dalla vendita di armi e dalla mercificazione di ogni aspetto della vita umana.
Ideologi comunisti, che tollerano o assecondano questa spinta in virtù di un cieco determinismo storico, convinti che la definitiva iper-trofia del capitale condurrà inevitabilmente al suo crollo spontaneo e all’instaurazione del socialismo reale.
L’unico vero argine a questa capitolazione dello strapotere finanziario era rappresentato dalla politica della Prima Repubblica italiana. In quella fase storica, forze come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista operavano come mediatori nell’interesse nazionale, trovando un punto di equilibrio fondamentale tra le spinte del capitale mondiale e i bisogni sociali della popolazione. Con la caduta del Muro di Berlino e la successiva dissoluzione di quel sistema politico, la barriera di protezione si è sgretolata.
Oggi le grandi nazioni — Russia, Ucraina, USA, Cina, Iran — perpetuano lo scontro attraverso le proprie etichette di facciata. Alimentano il mercato delle armi e svendono la dignità dell’essere umano con la tacita compiacenza delle élite culturali. Queste ultime, sempre in cerca di un’egemonia d’opinione, dominano il mercato delle sensazioni e delle emozioni, fornendo la copertura morale necessaria affinché il grande ingranaggio finanziario continui a girare.
Autori e riferimenti correlati
Le tesi espresse nell’articolo trovano un forte parallelo nel pensiero di diversi intellettuali e filosofi contemporanei che hanno analizzato l’intreccio tra capitalismo finanziario, tecnocrazia e svuotamento ideologico:
Michael Hardt e Antonio Negri (Impero, 2000): Analizzano la transizione dagli Stati-nazione a un’unica logica globale di governo guidata dai flussi del capitale transnazionale, in cui le vecchie ideologie diventano strumenti di polizia e gestione del consenso.
Giulietto Chiesa: Nei suoi ultimi saggi ha spesso denunciato come le contrapposizioni geopolitiche tra USA, Russia e Cina venissero strumentalizzate dai mercati finanziari sradicati per mantenere un regime di guerra permanente ed “economia di cassa”.
Diego Fusaro: Sostiene la tesi per cui le categorie tradizionali di “destra” e “sinistra” e le ideologie geopolitiche tradizionali siano oggi semplici maschere ideologiche poste a copertura del turbo-capitalismo e del globalismo finanziario.
Shoshana Zuboff (Il capitalismo della sorveglianza, 2019): Spiega come le tecnologie informatiche e l’automazione abbiano trasformato l’esperienza umana in materia prima estratta dai colossi tecnologici, riducendo l’individuo a un mero dato all’interno di mercati comportamentali.
Noam Chomsky (Fabbricare il consenso): Ha ampiamente documentato come le élite culturali e i mass media dominino il mercato delle emozioni per orientare le masse e giustificare interventi militari ed economici a beneficio di grandi corporazioni.


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